Google
 
mercoledì, 14 maggio 2008
Come delle squame,
le caddero dagli occhi,
in quella sua propria discrasia,
a indicare il vuoto cuore
del vuoto stesso,
le condizioni del delirio
a propagare sotto forma di anatema,
quandanche puresso santo.
Le parole sue sfrante
erano solo
slicenza accumulatoria
in punta di lama,
fuori a concrescere
da quella secca argilla
e lì a echeggiare – e rimbalzare-
come dentro a cisterne, e pozzi cavi...
L'affocava,
il preternaturale ordito
di quella certa nobilitazione sua allucinatoria
-e pure a stravasare sempre pronta-
le lingue di fuoco sulla pelle,
e lei a impetrare
( ma senza squagliamento,
e in una febbrile accàlmia)
“ a che ci nasca un angelo poi,
dallo staffile,
e dai supremi recuperi
da quella stolida rupe tarpea purchessia!”
( e anche dalla fredda e sola
dischiusura dei testi sacri
di quel liquidatorio – e scarno-
programma da risulta,
di detritico afflato,
-puresso smunto-
e governato minutamente dalle Parche
per sempre e da sempre tutte in tiro)
postato da: DOMACCIA alle ore 16:12 | Permalink | commenti (5)
categoria:poesie, poesia
giovedì, 01 maggio 2008
Una sorta di militare espugnazione
era stata,
come avesse terminato poi
la sua dose di macerazione
- smunta la trama,
tutta di pelle, e nervature-
in quel paesaggio esemplare
di arsione puramente a vuoto,
e senza alcuna croce in fiamme,
a disvampare.
Nessuna cosa era stata divagamento,
tutto condanna,
e margine stremo,
e magro:
nello scemare lento
di quell'incarnazione pur mutila
- e nell'interdetto anche-
vi era alla fine stato
di quella bella anima la pesa,
secondo la strutturale ananke
di una  Norma abnorme,
a quantizzare strenua l'appiccato,
al pendere sulla stadera – e a libbre e a tacche-
in cambio finalmente di una carne.

postato da: DOMACCIA alle ore 12:04 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, poesia
lunedì, 14 aprile 2008

L'analfabetica memoria
della sofferenza patita
era sempre lì lì per crepitare,
tra i colpi e gli avvertimenti.
“Egli sarà come un tamerisco nella steppa”
- era stato scritto, e detto-
E forse era stato davvero così,
ma si era trattato
di un seminatore di marcio,
e puramente esequiale,
e dell'Unzione la pietra.
E ora lei
- in stretta divinazione
con la sua stessa morte-
poteva ostentare come stimmate
il nudo nitore del Fatto,
per fermare forse l'anima con una morsa
qualora essa andasse alla deriva
lungi dal corpo,
un nome estratto da un'urna,
e pure lei la sola Reliquia morta.

postato da: DOMACCIA alle ore 17:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, poesia
mercoledì, 26 marzo 2008

In the great trouble,
oh, qui, sì, qui,
in questo scalmanato caos
di sepolcri imbiancati
(lì i dolori a calendarizzare
quand'anche rimarrebbe
da impetrare solo
degli organi cerebrali finanche
l'ablazione
dopo secoli di testamenti,
e il trionfo di un arte poco esatta ,
da imbalsamatori incauti)
per quell'inquiesciente, e eretico
-per sempre e ex novo abbrugiato vivo-
ecco il ritmo dell'obbrobrio,
per quella sua nomenclatura
insapienzale e improvvida,
la lingua invano a perforare
quale ferro rovente,
gli occhi senza vista
perchè la linea d'ombra
è pure quella stessa parca Luce,
e il dogma o il canone
diaframmi azzurrati a calcinare il grido.
La carne pur tuttavia resta una carne,
e nell'overkilling
(fatto subire storto solo
a quei pochi non disumanati)
l'inno sacro questi – sciagurati e puri-
lo pronunciano quale feticcio:
"MEHR NICHT” “Non Più, basta!”,
per poi essere accompagnati
al Suo Nome e ai suoi Tabernacoli
da un'onda lunga dal colore di sangue
inane a smisurare lì,
lì, per ogni dove,
lì sul terreno anch'esso tutto solo,
- e smorto-
sotto quel sole crudo del solstizio


15 marzo 2008










postato da: DOMACCIA alle ore 16:30 | Permalink | commenti
categoria:poesie, poesia, mio dipinto ad olio
mercoledì, 19 marzo 2008
Dai rovesciati visceri
sibilla a divinare
sento un corpo
- einer korper-
nel suo momento consumativo,
al compimento delle Solitudini,
quando i nomina scossi sventurano,
lo spurgo a superare
di una giugurale insuturata,
il limite a segnare
delle coltivazioni morte.
E si era pure stati zelanti,
e con il capo chino,
ma ora si doveva penare
per gli altrui misfatti:
e certo tutti avrebbero potuto esecrare
a proprio piacimento,
ma a che sarebbe servito
se non con l'ombra a confutare,
dissertazione abortita in nuce
e alla luce,
scabra a segnare solo
quell'accumulo stocastico
di forche sempre pronte,
e senza nemmeno potere pietare,
di avere gettato alla pietra
ogni nostro insano inseme a germinare.

postato da: DOMACCIA alle ore 17:14 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, poesia
giovedì, 06 marzo 2008

Cosa dalla propria linfa tolta
- lungo le coste dissossate dall'Onda-
nella funeraria furia
di un miserere slacrimato
sversata sono ,
giù nello sprofondo- e nella sepsi-
tra i criptogrammi
di quella mera elaborazione dottrinale
con quel suo assioma del tutto vuoto
(e finanche abnorme, forse)
e pure tra quelle vacue mosse laterali
da gioco dell'oca- quello terribile-
dei demoni dei contrafforti.
In quello stretto vicolo
di un enunciato pur breve
i Devastanti
segni indelebili
(e di dura patogenesi osmotica)
hanno lasciato dunque,
e il resto è solo spoglio,
per il disubbidiente del crimine,
di quel pactum sceleris.
E c'è qualcosa di indetto
- e di indicibile-
che dal ventre sale,
e delle viscere è iato,
perchè non solleva affatto,
l'anima vedere dei colpevoli,
quando si sa che i delitti
neppure con il tempo
svanire possono.
E in questa benefica
( quand'anche puressa obtorta)
tregua dalle grida,
sola residua
quella stessa disragione seminale,
con il suo frantume,
e il divoramento dall'interno
- e dell'interno tutto-
sempre lì a lavorare alla cieca,
e nel buio sempre,
quale Misfatto.
( E mentre in ruina cruelmente
a freddo incendiato viene
lo Stabulario intero,
tra quelle secche e storte e estorte
maletudini mortuarie
dal ritmo cerebrale tamburato,
nel declive a rinculare,
giusto lì,
lì a rovinare strette)

postato da: DOMACCIA alle ore 18:45 | Permalink | commenti
categoria:poesia
lunedì, 18 febbraio 2008

Non si cantavano novene
non uscivano fercoli per le processioni
al richiamo del Salvamento,
purchessia.
In collazione di frammento a frammento
(e in vomitazione incessante)
bisognava piegare il capo
alla fatica improba
di quell'amore da avvoltoi
in cerca sempre di carogne
da portare in una tana.
E pure con tanti vulnera
- e il timore vago
che il non dolorare
significasse forse perdere
qualcosa di irreparabile-
si accettava allora
la crudeltà del limen,
poiché lo si era sempre
saputo in fondo:
sopravvivere alla Verità Terribile
impone – cava e sola-
quella stretta angolazione angusta
dove nessuno torna mai
a dare luce al lume.

postato da: DOMACCIA alle ore 17:45 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesia
lunedì, 24 dicembre 2007
Decrittazione
di una sfrontata sventatezza:
venire infine a patti
con l' Inconciliabile
della melmosa inconsistenza...
Estremistica temerarietà:
decifrare poi
senza affanno alcuno
lo scorticamento,
e il furor condannatorio.
postato da: DOMACCIA alle ore 13:37 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 10 dicembre 2007
Esplose dunque
le innate coltri
dell'universo morto,
fuori dal nero giardino
degli animali
vitreo fiammeggia solo
il superfluo pianto,
necessità matematica
del dio.
Ed io
- scristianizzata
e pietra di ossidiana-
escavo allora nella buca
della croce l'ombra.
postato da: DOMACCIA alle ore 20:43 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesia
lunedì, 19 novembre 2007
Davanti a lei sola
quel vuoto perfetto si aprì,
si aprì quel dolore
come un pianto nei lombi,
onde elettromagnetiche
i tentacoli di sangue,
sull'orlo
della parola dissossata.
Si affoca- la vergine suicida-
tra i fuochi fatui
del leviatano,
di quel dio esausto.
E intanto la morta
 nave dei pellegrini
va, va,
a smascherare
- debole e prolissa
nota in calce -
delle cose
l'ordine glaciale,
nel paese di Urlo / dell'urlo.
postato da: DOMACCIA alle ore 09:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:
lunedì, 15 ottobre 2007

Come geco
dagli occhi di pietra
( ma la furia ,
oh, la furia
la furia contra la tramatura
è iconoclasta,
e quella rimane)
strenua batto chiodi
sopra quella maschera mortuaria
che è sulle colline nei pressi,
e colgo intanto
i nessi immobili
tra il deserto e il delitto.
Ma non ho la testa esatta
per l'esilio
dell' / dall'immanenza divina
e allora
( malacarne inchiavardata
al cedimento )
semplice scarafaggio,
scarafaggio muschiato mi faccio,
e nel solito stolido
ingranaggio dentato
lenta mi refluo.
Permetterò a qualche straniero
di sezionare geometricamente
il cuore – mio- di basalto:
da quella buca cava
inizierò a prendere dimestichezza
con quell'altra, opaca
-e trafitta -
mappa celeste.

postato da: DOMACCIA alle ore 11:45 | Permalink | commenti
categoria:poesie, poesia
venerdì, 05 ottobre 2007
Nella moria di un mondo
a esponenziale enne
son paleontologa dei fondali
tra i protozoi più remoti
( spiraliformi
nummuliti calcarei
la sfera a marcare),
in una mescola di polvere
di sintetico di vuoto,
nell'esatta geografia
della linea di displuvio,
mentre i cieli si volgono.
postato da: DOMACCIA alle ore 10:28 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, poesia
lunedì, 24 settembre 2007
Nel  gioco impercettibile
delle isoipse
di quel mare di mezzo,
si insinuava algido e tronco
- e nei ventricoli stessi
del suo cuore-
un lamento lungo
come di uccello
( era certo la poiana
in predazione),
embricato forse
in un bagliore malato,
quello dei soli rossi in fuga.
postato da: DOMACCIA alle ore 11:12 | Permalink | commenti (5)
categoria:poesie, poesia
lunedì, 10 settembre 2007
Nella sua erranza le sembrava
di essere all'interno di un tamburo
percosso da un folle,
un'esile transitoria ghiandola,
un'apnea di sangue
diffratta
nell'assoluta latitanza del salvifico.
Nel dire - bianco- del silenzio
ribatteva - lei- con lapidei
florilegi argomentali,
costretta alla bellezza gelida dell'alabastro,
tra le ossa biancheggianti fra i rovi
( e nell'attesa- vuota -
che la iconostasi si aprisse)
postato da: DOMACCIA alle ore 11:18 | Permalink | commenti (6)
categoria:poesie, poesia
martedì, 21 agosto 2007
Nel mistero dell'esatto
polo opposto
ormai consunto è il tempo,
sulle soglie dilavate
dal crepuscolo,
e dalla sabbia.
Assumo allora una neutralità
appannata, rattesca,
dello stesso inesorato grigio
della superficie strutturale,
ove tutto odora di calce bagnata,
e di fresco limo.
Tra breve ha da essere distacco,
nell'eresia dell'alba.
postato da: DOMACCIA alle ore 11:37 | Permalink | commenti (8)
categoria:poesie, poesia
martedì, 24 luglio 2007
Nell'impalpabile
frode del dio
- così palese da offuscare
la stessa deità radiante -
ero come in deliquio,
mutante notturna creatura
all'interno del mio proprio
ammollito perimetro.
Galleggiando
nel campo gravitazionale
del grande padre
mi perdevo dunque
nelle osservazioni diametrali
delle orbite,
anelando al necessario coagulo,
così simile
- oh, così simile-
a sale che viene
dall'immensità
di vuoto oceano.

postato da: DOMACCIA alle ore 13:17 | Permalink | commenti (5)
categoria:poesie, poesia
sabato, 07 luglio 2007
Cerniere di piombo
occludono
una bocca macerata
a cui precluso è il supremo grido.
Sospesa
tra l'anatema e l'estasi
srotolo
il mio spossessarmi
ai piedi di un Moloch sacrificale,
con le stimmate
della predestinata,
e cicatrici antiche.
Fonemi intraducibili
- pallide ombre
di una lunga
persecuzione perbene,
strascinata bava
di un'assenza -
si fanno parole del destino,
al cospetto
di demiurgo perverso.
postato da: DOMACCIA alle ore 08:12 | Permalink | commenti (5)
categoria:poesie, poesia, anno 2005
mercoledì, 27 giugno 2007
Nei reticoli neurali
sprofondati ben dentro
ai loro astucci ossei
elevo
- senza fiato nel vento-
il negletto tempio
degli ammaccati fiori,
estrema tule
di un mondo perso
nel dolore pallido
dell'immanenza.
postato da: DOMACCIA alle ore 11:58 | Permalink | commenti (4)
categoria:poesie, poesia
lunedì, 18 giugno 2007
Dal nido del cecchino
sparacchio
sul teatro fossile
in disparizione,
impattando sulla superficie
traslucida e sfuggente
della costellazione occulta
di impervia singolarità.
In unico cataclisma
pinzochera mi faccio
per pura inerzia
- al guado
di bestemmia celebrativa -
in terrore animale,
trasalendo alla canizza.
postato da: DOMACCIA alle ore 11:06 | Permalink | commenti (5)
categoria:poesie, poesia
lunedì, 11 giugno 2007
Come sfiorata
dalla temperatura
di un arco voltaico
(o baciata forse dalla Murena)
 nelle prolisse mie contorsioni
durante l'eterno rito
dell' insanguinata unzione sacra,
attossicata ,
e senza squame,
a casaccio mi intrudo
- simile a acqua che cala
da più addentro campo -
in quello stretto speco,
a istruirmi meglio nelle matesi
della totale assenza,
tassonomia dell'ombra.
postato da: DOMACCIA alle ore 10:40 | Permalink | commenti (8)
categoria:poesie, poesia